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“Il lavoro a Radio Métropole comincia lentamente a riprendere. L’equipe in linea di massima è uscita indenne dal sisma, ma i giornalisti sono stati comunque colpiti come il resto della popolazione”, ci confida Gaby Saget, giovane collaboratrice della stazione radio e vincitrice nel 2009 del premio per la francofonia RFI-OIF-RSF. “Il  nostro direttore, Richard Widmaier, ci ha mobilizzato questo lunedì, malgrado la mancanza di risorse umane e finanziarie. “Radio Metropole, una delle emissioni più ascoltate di Port-au-Prince, nei primi tempi ha dovuto fare affidamento su Internet, per poter riprendere le trasmissioni, così come ha fatto Radio Kiskeya, altro faro nel paesaggio radiofonico di Port-au-Prince, che conta all’incirca una cinquantina di stazioni.

Signal FM, Caraibes FM e l’antenna locale della RFI sono le uniche che hanno potuto mantenere le loro programmazioni subito dopo il sisma. Tuttavia, grazie all’aiuto di tecnici e media stranieri – in particolare Radio France – 20 radio hanno ripreso la loro attività una settimana dopo. Vision 2000, Radio Lumière, Radio Solidarité, Mélodie FM, Radio One o ancora Radio Boukman, con sede nella bidonville di Cité Soleil, sono tra queste. Radio Minutah, la stazione dell’ONU e di nuovo in onda dal 18 gennaio.

Non si può dire lo stesso per Radio TV Ginen, Radio Soleil, Radio Ibo, Tropic FM senza contare numerose piccole stazioni comunitarie, totalmente distrutte. Quanto alla Radio nazionale, alla fine deve trasmettere attraverso la sua consorella televisiva.

Il locale dell’Agence France-Presse è stato distrutto, ma l’agenzia funziona nuovamente grazie al fatto che, in emergenza, è stato affittato un altro luogo. Le sedi dei due principali titoli della stampa scritta, il quotidiano Le Nouvelliste e Le Matin, sono stati risparmiati dal sisma. I giornali non possono ovviamente essere pubblicati nell’impossibilità di poterli stampare e le redazioni sono dunque tecnicamente disoccupati, pur continuando Le Nouvelliste a passare qualche informazione sul loro sito.

A Petit-Goâve (sud), in base alle informazioni in nostro possesso, le sedi di 12 stazioni locali non sono state distrutte, ma le attrezzature hanno subito gravi danni, rendendo la diffusione piuttosto incostante. A Léogâne, devastata all’85%, 5 delle 9 stazioni sono in condizioni di funzionare.