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IZ8BGA Max

Chi si accontenta gode

max iz8bga

ora mi sto godendo il paradiso

PostHeaderIcon MUSICA LEGGERA ITALIANA

federico_salvatoretratto da www.federicosalvatore.net Federico Salvatore nasce a Napoli nel 1959. Inizia a 8 anni, da autodidatta, a suonare la chitarra. Essendo mancino non si preoccupa di invertire l'ordine delle corde, come normalmente si fa, bensì inverte il "metodo" cioè il libretto su cui sono rappresentate le posizioni delle dita. Questo dà a Federico Salvatore chitarrista una sonorità particolare e fuori dagli schemi. Durante l'adolescenza fa parte di gruppi musicali che nascono e muoiono nel giro di settimane.

Lascia gli studi al secondo anno di giurisprudenza con la normale disperazione dei genitori che ne volevano fare un avvocato. Artista impegnato e autore di tutti i suoi testi, Federico Salvatore, al contrario di tanti altri artisti che si sono allontanati da Napoli, combatte la propria guerra per la sua città con ironia graffiante e con delicata poesia, alternando momenti commoventi a momenti esilaranti, tutto dosato in modo estremamente equilibrato. Con quella bella faccia da impunito ed il nome (vero) che sembra inventato, Federico Salvatore comincia la sua carriera lavorando per il teatro. In seguito comincia a fare cover di canzoni famose, adattandole con testi divertenti. Scrive però anche canzoni sue, riuscendo così a creare degli album a diffusione regionale.

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federico_poggipolliniFederico Poggipollini nasce a Bologna dove attualmente vive. La sua carriera musicale comincia all’età di 11 anni quando inizia a suonare il basso e il pianoforte, fino a scegliere qualche anno dopo la chitarra, strumento che non ha più abbandonato. Le prime Rock Band locali dove inizia a suonare, portano i nomi di “Tribal Noise” e “Radio City” ed è proprio con quest’ultima che incide un Album nell’88 dal titolo “Sobborghi” (Rivernile Records - Emi).

All’età di 22 anni entra a far parte dei Litfiba e suona in “El Diablo” (CGD 1990), “Sogno Ribelle” (CGD 1991), “Terremoto” (1993) e nelle tournee Live del gruppo. Conclusasi l’esperienza Litfiba, dà vita alla band bolognese “Mister Tango” suonando in svariati clubs e locali per un anno intero e contemporaneamente collabora alle incisioni di una collana di Video Letteratura “I Salmi” musicati da Lucio Dalla, Xangò e General Bunny (X Records) e con Grazia Verasani per l’Album “Nata Mai” (BMG 1996). Nel 1994 diventa componente ufficiale della nuova band di Luciano Ligabue con il quale registra gli Album “Tributo ad Augusto” (CGD 1994), “Buon Compleanno Elvis” (WEA 1995), “Su e giù dal palco” (WEA 1997), “Radio Freccia” (colonna sonora del film omonimo) (WEA 1998), “Miss Mondo ’99” (WEA 1999), “Fuori come va’?” (WEA 2002), “Giro d’Italia” (WEA 2003), “Nome e Cognome” (WMI 2005), oltre a partecipare a tutte le tournee Live e apparizioni televisive che riguardano le suddette uscite discografiche. Nel 1998 esordisce come cantante solista, realizzando il suo primo CD “Via Zamboni 59” (Riserva Rossa WEA) e accompagnato dalla sua band, i KKF, svolge attività Live in Italia e all’estero partecipando a numerose trasmissioni televisive quali Help, Taratatà e Sanremo Rock. Nel 2000 collabora come autore nel brano “Troppo Zucchero” inserito nel CD “Rosa Sporco” (WEA) di Angela Baraldi.

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fabrizio_de_rossi_reFabrizio De Rossi Re (Roma, 1 agosto 1960) è un compositore e librettista italiano. Fabrizio de Rossi Re è uno dei compositori più interessanti e fertili dell’universo della musica colta contemporanea. Influenzato dagli incontri con Umberto Cesari, Sylvano Bussotti; Salvatore Sciarrino e Luciano Berio, ha sviluppato la sua iniziale formazione di stampo classico verso percorsi stilisticamente multiformi, sempre in equilibrio tra una comunicazione diretta e aperta e l’eredità linguistica delle avanguardie storiche, dando vita ad una produzione davvero vasta e diversificata: opere di teatro musicale, composizioni per ensemble orchestrali e corali antichi e moderni, nonché per la radio e per la danza. Eppure, nonostante una carriera già lunga e tutta all’insegna dell’eclettismo di alto livello, l’esperienza “senza rete” e senza confini di SoloPiano è stata, per de Rossi Re, una novità emozionante, con il sapore della sfida e dell’esordio – o quasi. In linea con le scelte ideologiche del progetto “Solo”, il “previsto” della composizione pura ha lasciato largo spazio all’“imprevisto” dell’improvvisazione e degli estri dell’esecuzione “in diretta”, senza mai rinunciare ad una comunicazione “a banda larga”, e dunque senza cadere negli equivoci della sperimentazione fine a se stessa.

Tutto questo avviene, anzitutto, grazie al talento e alla sensibilità innati di de Rossi Re, che riesce a concatenare intuizioni sempre felici in un flusso ininterrotto di emozioni, e poi grazie a precise scelte estetiche e sonore: l’inserimento, per i temi più cantabili, di una vocalità molto particolare e della melodica (costanti richiami all’originarietà  della phoné e del flatus vocis), l’approccio disinvolto alla “forma canzone” e l’uso della reminiscenza come attitudine sentimentale alla citazione (siamo dunque lontani dal pastiche post-moderno), come strumento compositivo per attingere con rara spontaneità alla tradizione (dall’Ottocento di Chopin e Schumann a quello operistico, da Satie e Debussy al Jarrett solista). Un “gioco” che oggi riesce davvero a pochi: il miglior Sakamoto e – alle volte – Michael Nyman.

SoloPiano, colonna sonora di film ancora da scrivere, attraverso il punto di vista della nostalgia, ci mostra in che modo la memoria possa farsi fantasia.

 

fabrizio_de_andreFabrizio Cristiano De André nacque a Genova Pegli, in via De Nicolay 12, il 18 febbraio 1940. Leggenda vuole che sul grammofono di casa, per alleviare le doglie della moglie, il professor Giuseppe De André mettesse il Valzer campestre di Gino Marinuzzi, da cui anni dopo Fabrizio avrebbe tratto spunto per uno dei suoi primi brani, Valzer per un amore.

A causa della guerra, che aveva indotto molta gente a sfollare, trascorse i primissimi anni della sua vita nella casa di campagna di Revignano d'Asti, in compagnia della madre (Luisa Amerio), del fratello Mauro e delle due nonne, mentre il padre fu costretto alla macchia per sfuggire ai fascisti che lo braccavano.

Quel breve periodo fu sicuramente uno dei più importanti e formativi per lui: per il tipo di vita che condusse, libero e spensierato, e per alcuni incontri determinanti, come quello col fattore Emilio Fassio, che gli trasmise l'amore per gli animali e per un ambiente che Fabrizio ricercherà per tutta la vita. L'infanzia a Revignano d'Asti e i personaggi che la popolarono - come la piccola Nina Manfieri (cui molti anni dopo dedicherà la canzone Ho visto Nina volare) o i contadini Emilio e Felicina Fassio - rimarranno fonte di rimpianto e di ispirazione fino alla sua ultimissima produzione.



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ernesto_camillo_sivoritratto da wikipedia Ernesto Camillo Sivori (Genova, 25 ottobre 1815Genova, 19 febbraio 1894) è stato un violinista e compositore italiano.

La sua produzione esclusivamente violinistica comprende una cinquantina di composizioni. Fu uno dei maggiori virtuosi dell'Ottocento e tenne concerti nelle Americhe ed in tutta Europa. A Parigi un critico lo definì "Paganinetto", mentre in Germania fu definito ironicamente "Il sosia di Paganini". Esordì a Genova nel 1827 di fronte ai reali di casa Savoia.
Camillino fu amico e unico allievo di Paganini
con cui studiò nel 1823-24. Fu allievo anche di Giacomo Costa (1762-) e di Agostino Delle Piane (1786-1831); del Costa fu allievo anche Paganini. Tra gli altri usava un violino, ora detto "Il Sivori". Questo strumento, ancora oggi conservato presso il Municipio di Genova, è una copia precisa del celebre Guarneri del Gesù, il "Cannone" (il violino preferito da Paganini), fatta a Parigi dal liutaio Jean-Baptiste Vuillaume (1798-1875) nel 1834 e donato dal liutaio a Paganini. Fu acquistato dal Sivori nel 1840 per 500 franchi e il ricavato fu donato al liutaio.
I due strumenti sopra citati sono di proprietà del comune di
Genova, avuti per donazione e lascito testamentario.
La sua carriera concertistica ebbe un'impennata dal
1841 quando iniziò a presentarsi in pubblico come erede dell'arte paganiniana. Ad esempio usava smontare tutte le corde tranne quella del Sol che accordava in Si bemolle per eseguire la Cantata sulla Preghiera (M.S.23), una trascrittura di Paganini dal Mosè di Rossini. Eseguiva la musica del suo maestro adattandola alle proprie esigenze. Avendo le dita corte aveva difficoltà ad eseguire alcuni passaggi (armonici doppi), mentre aveva un'intonatura perfetta e molta agilità con la mano sinistra.

A Camillo Sivori, Paganini dedicò un concertino per violino e chitarra, di cui si è perso l'originale, alcuni pezzi tra cui 6 cantabili e minuetti a valtz per quartetto con chitarra.
Gli sono inoltre dedicati: un teatro a
Finale Ligure (SV) e una sala multifunzionale a Genova.

 
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